Una rilettura “italiana” di Jack London e di uno dei suoi romanzi più famosi: è il film di Pietro Marcello “Martin Eden”, in onda domenica 19 giugno alle 21.10 su Rai Storia per il ciclo ‘Binario Cinema’.

Ambientato a Napoli, il marinaio Martin Eden, interpretato da Luca Marinelli – vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile al Festival di Venezia 2019 – si trova a salvare Arturo Orsini, giovane rampollo dell’alta borghesia. È la storia che Pietro Marcello, ispirandosi all’omonimo romanzo del 1909 scritto da Jack London, racconta in Martin Eden.

La famiglia del ragazzo, riconoscente, lo accoglie a casa, dove conosce la sorella di Arturo, Elena. Per Martin è amore a prima vista: la giovane donna, colta e raffinata, diventa anche il simbolo dello status sociale a cui aspira a elevarsi. Martin Eden inizia a studiare vorticosamente e da autodidatta, scoprendo anche il suo talento più profondo, la scrittura. Riuscirà a coronare il suo sogno nonostante le sue umili origini?

Nel cast, oltre a Luca Marinelli vincitore della Coppa Volpi per la Migliore interpretazione maschile, fanno parte Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Denise Sardisco .

Il film è stato insignito del Premio Arca Cinemagiovani come Miglior Film Italiano alla 76a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2019 e del David Donatello 2020 per la Migliore Sceneggiatura non originale.

Trattandosi di una “rilettura” italiana del romanzo di Jack London non sarà possibile a maggior ragione fare paragoni con il libro, ma in compenso si possono avere interessanti suggestioni.

 

Martin Eden di Jack London

Racconta la difficile vita di un ragazzo del popolo, un marinaio il cui nome dà il titolo al romanzo, che lotta disperatamente per diventare uno scrittore, ispirato e sostenuto in questo dal suo amore per la bellezza e per Ruth, una giovane figlia dell’alta borghesia di San Francisco. La differenza di classe fra i due giovani e le relative difficoltà per Martin di farsi accettare come possibile marito di Ruth dalla famiglia di lei darà modo a London di esporre molte delle sue teorie, da convinto socialista qual era.

La vita del protagonista ha qualche somiglianza con quella dell’autore, che all’inizio della sua carriera deve lottare per affermarsi come scrittore.

Come ebbe a dire lo stesso London in una nota a Upton Sinclair, «Una delle ragioni per cui ho scritto questo libro è l’attacco al’individualismo (nella persona dell’Eroe). Devo essere stato piuttosto maldestro dato che nessuno dei miei critici se n’è accorto». Il romanzo contiene una forte critica al capitalismo cinico che imperversava all’epoca e che aveva costretto moltissimi statunitensi a una vita di miseria ed espedienti.

 

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