A volte guardare lontano ci permette di capire le cose vicine a noi. Ci riferiamo in questo caso alla questione del sussidio di disoccupazione su cui si sta dibattendo in Francia e del reddito di cittadinanza che è al centro del dibattito politico italiano.

Nel suo discorso del 9 novembre, il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato il taglio dei sussidi di disoccupazione per centinaia di migliaia di lavoratori disoccupati. Con questa manovra Macron vorrebbe sia abbassare i dati ufficiali sulla disoccupazione sia costringere licenziati e precari ad accettare qualsiasi lavoro cercando anche di gettare discredito su una categoria di lavoratori, per mascherare le responsabilità dei datori di lavoro e del governo nell’aumento della miseria e per creare divisioni tra la classe operaia. Insomma nulla di nuovo dal fronte Occidentale.

Come elemento di approfondimento e di riflessione vi proponiamo il seguente articolo tratto dalla testata giornalistica www.objectifgard.com

 

La riforma della disoccupazione, che inasprirà le condizioni dei diritti di accesso alle prestazioni, è entrata definitivamente in vigore il 1° ottobre scorso. Apre lo spettro a delle norme che potrebbero cambiare il 1° dicembre 2021. Ieri sera [8 novembre scorso ndr], durante il discorso del Presidente, abbiamo capito che era intenzione di andare oltre. Primo, perché l’attività economica è in piena espansione. E, allo stesso tempo, molte aziende faticano a trovare nuovi profili. Nonostante gli annunci su Pôle emploi [l’equivalente del Centro per l’impiego, ndr], le candidature si sono ridotte drasticamente.

Di chi è la colpa ? Dei disoccupati che da molti anni, non vogliono lavorare? Dei funzionari dell’agenzia per il lavoro che sono andati in vacanza? O semplicemente ad una delle conseguenze della crisi sanitaria che ha sconvolto le pratiche sul lavoro? Una cosa è certa: Unédic (associazione responsabile della gestione dell’assicurazione contro la disoccupazione in Francia, ndr) stima in un recente studio che questa riforma avrà un impatto sul 41% dei beneficiari delle prestazioni (cioè 1,15 milioni di persone, ndr) ) che dovrebbe ricevere un’indennità giornaliera inferiore rispetto alle norme ancora in vigore il 30 settembre. Il Governo precisa, tuttavia, che se l’importo dell’indennità diminuisce, la sua durata sarà invece prorogata per compensare tale ammanco.

Quello che prendo dalla tasca sinistra, te lo restituisco a destra. Tuttavia, le condizioni di ammissibilità continueranno a restringersi: dovrai aver lavorato 6 mesi, e non più 4, per poter beneficiare dei sussidi.

Emmanuel Macron è stato molto chiaro ieri sera. Un unico obiettivo per lui: facilitare il ritorno al lavoro dei disoccupati secondo la teoria che un sussidio più basso, anche pagato più a lungo, li incoraggi a trovare un lavoro più rapidamente. Probabilmente permetterà soprattutto che le persone più lontane dal lavoro e che incontrano le peggiori difficoltà a rientrarvi, muoiano un po’ più di fame mentre si spostano con ancora meno soldi ai colloqui di lavoro.

L’idea alla base di tutto questo è generare un serio risparmio. Sempre secondo Unédic, porterà a una diminuzione della spesa annua di 2,3 miliardi di euro a partire dal 2023. L’unica domanda che nessuno si pone è perché la gente non accetta qualsiasi lavoro. Forse semplicemente perché non è sufficientemente pagato per il lavoro richiesto. Ma questa è un’altra storia…

 

articolo tratto da: https://www.objectifgard.com/2021/11/10/editorial-apres-la-chasse-aux-sorcieres-la-chasse-aux-chomeurs/ traduzione Giovanni Parrella

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