libro su federico aldrovandi ucciso dalla polizia

Era il 25 settembre di quattro anni fa. Un ragazzo qualunque in una sera qualunque decise di uscire con i suoi amici a Ferrara, per divertirsi, come tutti quelli della sua età. Non fece più ritorno a casa. I giornali locali ne parlarono come un drogato, poi scrissero che era stato un incidente, poi altro ancora. Mai la verità. Solo false parole.

Il suo nome, Federico Aldrovandi, non ancora maggiorenne, riecheggiò e divenne “noto” ai più per merito di quattro poliziotti in servizio, forse annoiati dalla solita routine di provincia. O chissà cos’altro. Una notte tra bugie elette a trofeo e manganelli che facevano paura già solo a sentirli roteare e poi picchiare. E rompersi.

Il racconto grafico “Zona del silenzio. Una storia di ordinaria violenza italiana” (minimum fax), di Checchino Antonini e Alessio Spataro racconta la vicenda di Aldro, partendo dai suoi sogni bruscamente interrotti e quelli che altri ragazzi, altre persone hanno in cuor loro.

A distanza di 4 anni la sentenza che condanna i quattro dipendenti delle forze dell’ordine (?) restituisce in parte a Federico la dignità di cui ben presto ingiustamente era stato spogliato.

Se fosse un fumetto, uno di quelli che si acquista in edicola con cadenza mensile, che dire, risulterebbe un ottimo lavoro questo eccellente libro scritto a quattro mani da Checchino e Alessio.

Ma questa storia non è frutto della fantasia, è semmai qualcosa di più prezioso ancora, e nel tratto di Spataro e nelle parole incise a pergamena di Antonini spunta la semplice e rabbiosa voglia di verità, e il risultato di questa inedita accoppiata descrive in modo eccellente tutta la vicenda legata ad Aldro, districandosi assieme al lettore nell’ingarbugliata tela fatta di troppi tentativi di depistaggio e omissione. “Se non fosse per quei pochi testimoni e i pochi giornalisti con la coscienza a posto…”.

Non v’è dubbio che le “tavole” facilitano il lettore nell’apprendere gli eventi, permettendogli di entrare di fatto dall’ingresso di servizio come una persona di casa, riuscendo a descrivere appieno l’intera vicenda.

Ed è per questo che trapelano anche le sensazioni vivissime e forti dei due autori, soffermandosi in momenti delle loro vite e nei momenti di un’altra vicenda triste della storia recente, in cui un altro ragazzo “qualsiasi” – Carlo Giuliani – venne assassinato in occasione del G8 di Genova: una comunanza di trattamento, di colpevolezza in cui la verità fatica sempre a sbocciare. “Perché chi è contro è sempre colpevole”.

Fosse un semplice fumetto questo libro, questa storia – dicevamo – sarebbe bello, e ancora più bello sarebbe credere a questa storia come di pura fantasia, ma così non è.

Si tocca con mano la rabbia, la paura, il dolore, sentimenti che escono dal libro camminando lungo il corridoio insanguinato delle mezze verità.

A volte basta poco. Sembra rimarcarlo la scena finale del libro, dove la mosca va a posarsi col suo peso – apparentemente iniquo – sulla motocicletta di un poliziotto, fino a farla cadere sotto lo sguardo incredulo degli uomini in divisa.

Nel frattempo arriva (ma non dai tg!) la notizia della condanna dei quattro poliziotti accusati dell’omicidio di Federico Aldrovandi: un aggiornamento per la prossima ristampa del libro.

 

di Lorenzo Soriano

 

Zona del silenzio. Una storia di ordinaria violenza italiana di Checchino Antonini e Alessio Spataro

Minimum Fax – 2009

pp. 168, euro 15,00

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