Possiamo dircelo a bocce ferme? Posto che il Rosatellum è una legge elettorale pessima perché costringe ad alleanze spurie forze eterogenee che nulla hanno a che vedere le une con le altre, i personalismi e le vecchie ruggini hanno fatto la differenza. Chi è riuscito a metterle da parte, come Meloni e Salvini, ha fatto la differenza, chi non ci è riuscito, Letta e Renzi, Letta e Conte, si è votato alla sconfitta.

Già, perché a guardare i programmi le coalizioni avrebbero dovuto essere ben altre. Da una parte la destra di Meloni e Salvini. Fratelli D’Italia e Lega, pur nelle reciproche differenze, hanno una visione della società piuttosto simile. Al centro si sarebbe potuta costruire un’”Area Draghi”, da Forza Italia al Pd, passando per Renzi, Calenda e +Europa. A sinistra l’ennesima occasione mancata: Sinistra Italiana e Verdi, M5s e Unione Popolare avevano programmi più che compatibili per allearsi e, probabilmente, la spinta propulsiva del Movimento, avrebbe consentito di vincere qualche uninominale in più.

Invece ha vinto la destra che ha saputo interpretare al meglio la legge elettorale costruendo un’alleanza addirittura politica, cioè con la promessa di governare se avesse vinto le elezioni. Al contrario, Letta e Fratoianni si sono affaticati a dirci che il loro connubio era solo tecnico e non avrebbero mai governato insieme in caso di successo, inducendo con questo molti elettori a guardare altrove. Il tradimento di Calenda ha fatto il resto.
La scelta del Movimento Cinque Stelle è stata, tutto sommato, la più corretta. Forte di un bacino elettorale ancora cospicuo al sud e di una campagna elettorale perfetta di Giuseppe Conte, il Movimento ha recuperato voto su voto e alla fine appare come l’unico vincitore nel campo dell’opposizione. A chi avesse la memoria corta però, va anche aggiunto che rispetto a 5 anni fa il M5s ha perso sette milioni di voti risultando la forza politica in maggiore arretramento rispetto alla scorsa tornata delle politiche.

Nella sinistra radicale una volta tanto non si riparte da zero. L’1,4% di Unione Popolare alla Camera con 400.000 voti portati a casa è un risultato insufficiente in termini assoluti, ma quasi miracoloso se si considerano le condizioni di partenza. Un progetto nato due mesi fa aveva bisogno di un respiro più lungo per essere riconosciuto e riconoscibile. La raccolta di firme a Ferragosto è stata un banco di prova esaltante, ma la consueta assenza da talk show e tg oltreché dai giornali e dai principali siti di informazione ha fatto sì che solo la metà dell’elettorato fosse a conoscenza dell’esistenza della formazione di De Magistris. Ma, dicevamo, non si riparte da zero. Al contrario delle precedenti esperienze di Sinistra Arcobaleno e Rivoluzione Civile Unione Popolare ha già fatto sapere che si va avanti. A ottobre è stata già convocata un’assemblea nazionale per stabilire il percorso di organizzazione sui territori e per le prossime tornate elettorali.
Maus

Di admin

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