Sabato 16 settembre si è svolta a Morgex, presso la Sede della Fondazione Natalino Sapegno, “La giornata Sapegno”, dove sono stati conferiti il “Premio Sapegno” e il “Premio Serianni” dell’ anno 2023.

Di nuovo la Tour de l’Archet, luogo storico, sede della Fondazione Natalino Sapegno, e riqualificato negli ultimi anni come tempio della diffusione del libro attraverso le sue molteplici biblioteche, testimonianze storiche, letterarie, artistiche e luogo di incontro di Storia del libro, di Autori del passato e del presente, e di persone interessate, curiose e sempre partecipi, ospita ancora un evento di notevolissimo livello, ovvero la Giornata conclusiva di una settimana di seminari, presentazione di tesi, conferenze e lezioni sul ‘900 letterario e sulla figura di Dante Alighieri, e su come questo Autore universale abbia lasciato impronta e ispirazione nella poetica e nella narrativa novecentesca.

Difatti la Giornata conclusiva vede consegnare il Premio Sapegno al Professore Filologo Roberto Antonelli, docente dell’ Università La Sapienza di Roma, nonché Presidente dell’ Accademia Dei Lincei, e già Presidente emerito e collaboratore di innumerevoli Fondazioni dove la materia filologica, tra scienza e letteratura, cerca, attraverso un diverso e più complesso approccio alla realtà, quello linguistico- filologico, la verità storica.

Lo studio della Parola quindi come chiave di lettura della Grande e piccola Storia dell’ umanità, dai movimenti letterari, politici, sociali, culturali, fino all’evoluzione nel parlato quotidiano, oggetto e soggetto della materia stessa.

D: “Buongiorno Professore, congratulazioni, sono Ilaria Teofani di Rinascitaoggi e se non le dispiace vorrei farle una domanda sulla Lectio Magistralis commentata e analizzata durante la sua presentazione.

Lei sottolinea l’ importanza dell”Immagine’ e del ‘Frammento’, come spunto di origine dantesca nei movimenti culturali di reazione e ribellione alla crisi del ‘900, come l’ immagine sposta l’ importanza dal significato al significante, e come ciò abbia creato il fermento culturale, sociale e politico, non sempre andato a buon fine, ma che comunque ha scaturito una reazione forte, sia sul piano sociale che strettamente filologico-linguistico, ma ora, dove frammento e immagine sono parte quotidiana della comunicazione, oltretutto incessanti e in tempo reale, dove tutto è frammento e immagine, dove tutto è significante, anche h24, come linguista e filologo cosa pensa possa essere l’ elemento chiave di ribellione e reazione al periodo attuale di crisi diffusa, sul piano sociale, culturale e politico, alla pigrizia intellettuale e alla quotidiana proposizione di un linguaggio che, svuotato dell’antica ribellione, è diventato il codice preponderante?

R: “Lei mi fa una domanda complicatissima…

E qui il Professore Antonelli, fermandosi gentilmente a ragionare insieme a me sulla questione, ha riflettuto sull’importanza che dovranno avere le differenti modalità di utilizzo che potrebbero portare allo sviluppo di una diversa educazione alla lettura e quindi ad nuova comprensione di questo dato di fatto, che ad oggi disperde il frammento e la sua forza nel tutto e al contempo si impone con un continuum dal quale è impossibile estrarre il tutto stesso, ovvero l’ essenza di un ragionamento.

Ho aggiunto io, nel dialogo: la ribellione e la critica, spuntate le armi che abbiamo imparato a conoscere da Dante a Pasolini, passando da Pound, Yeats, Conrad, Faulkner, per gli immensi Borges e Montale fino a Primo Levi, con tutto il carico di contraddizione che la reazione porta, fino al reazionismo in molti casi, e al proprio amaro pentimento, difficilmente riuscirà a trovare un codice, visto il livello mai così basso di fermento culturale e di intelligenza critica del movimento intellettuale, un propulsore importante della critica sociale e della sua diffusione.

Se tutto è frammento e il frammento stesso diventa il tutto, si perdono i contorni dell’ uno e dell’ altro, come filologo e linguista, secondo lei come potrebbe uscirne la “Parola Nuova”, che possa ritrovare i contorni perduti?

Il Professore, considerato il dato di fatto del livello intellettuale ridotto, ad ora, ai minimi termini riflette sull’ unica possibilità che può rimanere, la sola alla quale verrà demandata una possibile costruzione culturale attiva, ovvero la scuola, per una nuova educazione alla lettura, e soprattutto il ruolo dell’ insegnante, ma, in un momento nel quale il valore sociale di questa professione è ai minimi termini, ammette che sarà molto complicato delegare anche questo a questa Istituzione fondamentale, quanto oberata di doveri e pertinenze che travalicano le sue possibilità.

D: “Secondo lei c’è speranza per una nuova reazione, oltre la struttura degli strumenti, che non porti nuovamente al reazionismo?”

R: “Ci devo riflettere davvero a lungo…”

Il nostro dialogo è finito con una promessa di lunga riflessione da parte sua sulla domanda primaria e sulle questioni correlate da noi proposte e che con Rinascitaoggi saremo puntuali nel riportare gli eventuali sviluppi, come non mancheremo di ricambiare l’invito, rivolto in prima persona dal Professore, di partecipare alle prossime iniziative dell’ Accademia dei Lincei, alle quali saremo invitati e di cui faremo puntuale rapporto, per continuare a ragionare su come, anche sul piano linguistico, il pensiero critico diffuso possa rinascere e rinascere sano.

Le riflessioni di ognuno di noi e l’ impegno di ognuno di noi è una luce accesa in più nel buio di un secolo lunghissimo…

“La ringrazio moltissimo per il tempo che mi ha gentilmente dedicato Professore”

“Io ringrazio lei per la domanda che mi ha fatto, perché dovrò pensarci molto, molto a lungo”.

La materia linguistica è materia enorme, inizia e finisce con la traduzione del pensiero e del modo di concepire dell’ essere umano, “animale sociale”, una materia perciò infinita e alla quale la sottoscritta può solo avvicinarsi concettualmente avendo la fortuna di essere cresciuta con una filologa e linguista-glottodidatta in casa…(mia sorella) e di aver frequentato librerie specializzate per farle dei regali e quindi essermi confrontata spesso con persone di grande esperienza che mi hanno avvicinato alla comprensione della complessità, come della grande fascinazione di questo mondo, chiave di lettura di mille mondi, tanti quanto quelli concepibili dal cervello umano e dal suo imprescindibile bisogna di comunicazione ad ogni livello e attraverso l’ utilizzo di ogni registro.

Ringraziando ancora il Professor Roberto Antonelli, riportiamo alcuni spunti della sua lectio magistralis, che in omaggio al Sommo Poeta ne testimonia la sua grandezza universale come fonte ispiratrice del secolo più complicato finora conosciuto, il Novecento, di cui tutti noi ancora siamo figli e nipoti.

“Un immagine è ciò che rappresenta un complesso intellettuale ed emotivo in un istante di tempo […] È la rappresentazione di quel “complesso” istantaneamente che dà quel senso di improvvisa liberazione, quel senso di libertà dai limiti del tempo e dello spazio, quel senso improvviso di sviluppo che proviamo alla presenza delle più grandi opere d’ arte”.

Il secolo Novecento è il secolo dove l’ impressione diventa espressione, attraverso la forza evocativa ancestrale dell’Immagine, la forma della parole e delle espressioni artistiche, il significante che apre una nuova via nel registro della stesura scritta, come nell’ ispirazione e che trova proprio in Dante il suo primo grande Maestro: “da lui impariamo a valutare rettamente la letteratura, con l’ imparare a capire la preparazione, lo studio e l’esercizio al quale lo scrittore stesso deve sottoporsi”

Dai “poeti maledetti” a Primo Levi che chiude l’ inferno dantesco che inghiottirà l’ Uomo del Novecento e tutto il carico di dolori e di errori, mai così concentrati nel male assoluto che solo nell’ Immagine e “nell’accessibilità delle sue terzine”, trovano la forma per scandire i confini tra ciò che è armonia di comodo o pigrizia intellettuale e ciò che è ribelle nella sua forma e perfetto nel suo distacco, fino alla tragedia di un secolo la cui eco difficilmente sarà rimossa senza la necessità di un’altra frattura…o di un’ educazione diversa alla lettura e alla conoscenza, per una diversa comprensione e un utilizzo funzionale dei significanti che per noi sono ormai scontati, ma di fatto annullati nella loro funzione storica provata.

Nel campo linguistico, questo problema, riprendendo gli spunti del dialogo complesso e ancora tutto aperto avuto con il Professor Antonelli, è un campo di ricerca e di sfida forse mai prima d’ora così imponente, visti i tempi, ovvero far sì che di nuovo la filologia, materia tra scienza e letteratura, tra forma e significato trovi ancora gli strumenti adeguati per continuare la sua lunga strada nella trasmissione tecnica del pensiero e della sua traduzione, per significare ancora domande, riflessioni, dubbi e mai soluzioni di comodo preconfezionate.

La Parola “irredenta”, come è giunta ai giorni nostri, altra eredità pesante di un secolo mai concluso, è terreno nuovamente molto scivoloso…e, per moltissimi versi, ancora ignoto.

Nella seconda parte della Giornata Sapegno, assistiamo alla conferenza/omaggio del Professor Giuseppe Patota dedicata a Luca Serianni, “Anni seri con Serianni”, che precede il conferimento del primo Premio “Luca Serianni” per la pubblicazione di una tesi di dottorato in Storia della Lingua italiana, istituito in memoria del Professor Serianni, a lungo membro del Comitato scientifico della Fondazione: con questa iniziativa la Fondazione Sapegno infatti intende non solo ricordare la figura dello studioso, ma anche l’impegno a favore dei giovani studenti e studiosi.

Il Premio è assegnato alla Dott.ssa Claudia Palmieri per la sua tesi dedicata a «Leggere qualche cosa delle antiche Memorie dell’Accademia». Il Diario dello Schermito (1729-1752) e discussa presso l’Università per Stranieri di Siena.

 

 

 

Luca Serianni, professore, linguista, esperto di librettistica, impegnato da sempre nella scuola, studioso della Parola e di ogni suo registro di applicazione.

Appassionato del “Sentimento della lingua” e del suo valore morale di fatto, si impegnò con mirabile e scrupolosa conoscenza della lingua parlata nella scuola e soprattutto in quella “di chi la abita”, infatti amava concentrare molti dei suoi studi in questo ambito nelle scuole di periferia, amava conoscere la realtà profonda a partire dallo strumento più profondo della comunicazione, amava conoscere il futuro studiando l’ evoluzione del parlato nei luoghi relegati da un sistema da sempre più marginalizzante, salendo fino al gradino “più basso” della cultura…e il Professor Serianni, con grande coraggio e professionalità, capovolse sempre questo schema, cercando di afferrare la realtà e il suo continuo evolversi attraverso la conoscenza e lo studio della parola profonda come magma sotterraneo, che sottotraccia, definisce i contorni di ciò che non vogliamo vedere e sapere.

D: “Buongiorno Professor Patota, le vorrei fare una domanda riguardante le possibili conseguenze negative, o al contrario nuove possibilità, dell’ attuale omologazione comunicazione e dei suoi registri sull’ ambiente scuola, termometro appunto dell’ambito giovanile.

Nell’ ottica del Professor Serianni c’ era una visione di speranza?”

R: “Il Professore era un ottimista, credeva nella parola e nella comunicazione, nelle sue molteplici forme e possibilità, e nelle sue infinite strade”

Chiunque si avvicini alla materia, anche come semplice appassionato, può capire come sia una continua sfida trovare la chiave giusta per aprire ogni volta una nuova porta.

Chiunque si avvicini all’interesse o allo studio della Parola, al suo valore storico, alle sue continue evoluzioni e alle sue infinite possibilità di trasmissione, non può non aprire la sua mente e non potrà certo più deprimerla con slogan zeppi di non-ragionamenti.

 

Dopo il conferimento del Premio Serianni alla Dott.ssa Claudia Palmieri, ho avuto modo di potermi intrattenere anche con lei.

Anche la Dottoressa ha dedicato gentilmente del tempo alle nostre riflessioni sul tema della crisi della comunicazione odierna e sulle sue ricadute e possibili soluzioni future.

Con la Dottoressa abbiamo convenuto che un aspetto molto preoccupante di questa crisi, è l’omologazione dei registri, e il languire della capacità di stesura scritta nelle persone più giovani, non solo la letteraria, ma anche tecnica, scientifica, divulgativa…un continuum frammento, che gli attuali strumenti di comunicazione di massa più utilizzati ne hanno allargato tutti i confini finendo per fagocitare tutto, perfino i confini dello stesso.

Nel preziosissimo dialogo avuto con la Dottoressa Palmieri abbiamo toccato nuovamente alcuni dei temi da noi proposti al Professor Antonelli e ne abbiamo tratto le prime conclusioni possibili sempre legate al campo della ricerca di nuove modalità di educazione alla lettura con lo scopo di discernere i diversi registri, tornando di nuovo al ruolo che ancora nuovamente la scuola, a tutti i livelli, sarà chiamata a svolgere in una situazione mai così complessa come quella odierna, a partire dall’ Istituzione stessa.

Abbiamo chiesto inoltre alla Dottoressa Palmieri notizie sulla pubblicazione della sua Tesi, che avverrà di qui a pochi mesi e di nuovo, con nostro grande onore, siamo stati inviati a lasciare i nostri recapiti per la ricezione e per la nostra conseguente puntuale recensione divulgativa del suo prezioso lavoro filologico, basato sullo studio approfondito della catalogazione.

La Parola come chiave genetica della storia dell’ umanità.

La parola che appartiene, unisce, divide, abbatte stereotipi e capovolge il sistema alle sue viscere…ricordando la prima chiave proposta da Antonelli: l’ interpretazione.

Il Re non è mai stato più nudo quanto di fronte a Lei.

Dalla giornata Sapegno è tutto…è tutto in continua ricerca, per la diffusione popolare dei migliori contributi attuali sulla trasmissione di cultura, di sapere, di riscoperta della curiosità e del ragionamento critico attraverso la conoscenza come diritto di tutti e non privilegio di pochi “addetti”, quindi anch’ essa come base di ricostruzione concreta dei pilastri fondamentali di un sistema più giusto.

Ringraziamento personale alla Dott.ssa Palmieri e al Professor Antonelli per l’ attenzione e il tempo a noi dedicati, che saranno ricambiati con Rinascitaoggi nel prosieguo della nostra presenza nei continui sviluppi dei loro lavori.

 

Articolo di Ilaria Teofani

Di admin

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