Ho sceso, dandoti il braccio,

almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille,

sebbene tanto offuscate,

erano le tue.”.

Eugenio Montale, Xenia II

Drusilla Tanzi, Irma Brandeis e Maria Luisa Spaziani. Mosca, Clizia e Volpe. Tre donne diverse tra loro ma accomunate dall’incontro con un grande poeta, che le ha idolatrate e venerate nei suoi versi: Eugenio Montale.

È dalla vita privata del Nobel per la letteratura del 1975 che ascendono, rispettivamente, le Muse ispiratrici identificate nelle figure di Clizia, donna-angelo ispirata alla Beatrice dantesca, della Volpe che simbolizza concreti slanci e desiderio e della Mosca, moglie dispensatrice di saggezza.

Di loro sappiamo che Drusilla (1885-1963), fu scrittrice e sorella di Lidia Tanzi che sarà poi madre di Natalia Ginzburg; che Irma (1905-1990) fu un’importante critica letteraria e accademica statunitense; che Maria Luisa (1922-2014) fu poetessa, traduttrice e aforista. Celebri per essere state associate ad un illustre poeta, sono state a loro volta grandi donne che hanno raggiunto importanti traguardi professionali nella vita, nonostante siano vissute in un secolo in cui il retaggio culturale del “dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” aleggiava imperterrito.

Tutt’altro che Musa e getta.

Eleonora Nucciarelli

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