Sono trascorsi quasi trent’anni dall’uscita nelle sale del film ‘JFK – Un caso ancora aperto‘. Uno dei maggiori successi cinematografici di Oliver Stone – incassò nel mondo oltre 200 milioni di dollari e ottenne 8 nomination agli Oscar. Quasi nell’esatta ricorrenza, a fine novembre, arriverà ora su La7 ‘JFK: Destiny Betrayed‘, la versione integrale della durata di circa 4 ore, del nuovo documentario presentato lo scorso luglio dal regista, nella versione breve, al Festival di Cannes.

Il magazine Tortuga – www.tortugamagazine.net – ospita oggi, in apertura, un’intervista a Stone a firma di Enrica Brocardo, in cui il regista afferma come tuttora i presidenti americani non siano in grado di controllare i militari e i servizi segreti. Su Jfk spiega Stone: “Continuano a dire: ‘Che cosa c’è di fondamentale in questo documentario? Non ci sono nuove prove’. Certo che ci sono. Parecchie. Ma è lo stesso atteggiamento che i media hanno tenuto negli anni Sessanta. Un trucco che hanno usato, allora, con l’avvocato Mark Lane, convinto dall’inizio che l’uccisione del presidente fosse frutto di un complotto. Gli chiedevano con l’aria annoiata: ‘Allora, ha raccolto nuove prove?’ . E lui che era uno sveglio, rispondeva: ‘Perche’? Che cosa c’è che non va nelle vecchie?'”.

Un regista alla ricerca della possibile verità, perché: «Con questo film non intendo affatto dire: “…guardate qui, le cose sono andate esattamente così come descritte”. Mi sono, invece, soltanto limitato ad ipotizzare una ricostruzione dei fatti come avrebbe fatto un buon detective, tutto qui» .

“JFK – Un caso ancora aperto” aveva suscitato un tale clamore da spingere il Congresso ad approvare il JFK Records Act, ovvero il rilascio di tutti i documenti relativi all’assassinio e coperti da segreto entro il 26 ottobre del 2017. “Donald Trump aveva promesso che lo avrebbe fatto ma, poi, ha rimandato all’ottobre 2021. L’attuale presiedente Joe Biden sta compiendo un atto illegale nel ritardare il rilascio di quei file”, dice il regista.

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