Cosa si prova a non avere più un’identità? Cosa si prova a non riconoscersi più, a non avere consapevolezza del proprio corpo mentre anche i pensieri rimbalzano stanchi tra le pareti di una stanza?

È da questo “brivido” che Alan Magnetti prende spunto per condurci nel suo nuovo libro “Tu”, un romanzo scritto interamente in seconda persona e misto a una sorta di flusso di coscienza di joyciana memoria, in cui il lettore si immerge nelle storie di cinque personaggi e legandosi più che mai al cordone ombelicale della vita che va vissuta, prima ancora che compresa. Dove la musica è vissuta come perno di ogni giornata che si ripete, «nella musica e nella birra la voce di qualcuno che ti ascolta e che sa sempre cosa pensi», alla ricerca della nostra vera identità tra una sigaretta e una Bud. Perché «attraverso la musica spesso diventi qualcun altro» anche se si rischia di scivolare in pensieri fuori dal tempo. Decisamente belle e efficaci le canzoni citate, tra cui “Spinning away” di Brian Eno e John Cale.

La perdita dell’identità e poi l’esplorazione di se stessi e averne consapevolezza per ritrovarsi, una vita allo specchio per ritrovarsi e riconoscersi: «ma dove sarà finito il mio nome? Ti chiedi schiacciando spegnendo l’ennesima Marlboro nel posacenere» mentre «gli anni scivolano ultimamente, da quando ti sembra che la tua vita non sia più la stessa». Notevole la caratterizzazione che l’autore fa dei personaggi e degli ambienti – sembra veramente di essere dentro il libro – puntando sulla descrizione delle emozioni e dei contrasti che hanno respiro nella narrazione, «grappoli di nuvole sospesi, ancora pieni di una pioggia che forse è finita troppo in fretta, mentre ti incammini, fissando le saracinesche abbassate dei negozi».

Una sequela di ricordi paure, realtà si intrecciano in un vortice senza nome, solo apparentemente senza senso: «ti siedi sul bordo del letto, confusi ricordi fanno a gara a chi prende prima i tuoi pensieri. Se chiudi gli occhi non riesci a ricordare l’ora in cui non dormo mai. E quando non riesci a dormire, l’unica via d’uscita è trovarsi qualcosa da fare». 

Questo dello scrittore piemontese è un testo decisamente empatico che avvolge chi lo legge e che, pagina dopo pagina, ha voglia di andare avanti, mettere i piedi nella realtà narrata e arrivare presto alla fine, che vera fine poi non è, perché “Tu” apre una trilogia a cui Magnetti sta già lavorando. L’ennesimo passo per raccontare come in un solo corpo si possa sentire la vita di tutto il mondo, proprio mentre «il cielo lampeggia di nuovo e stavolta sembra più vicino, ti aspetti di sentire un tuono che invece non arriva» sospirando e chiudendo gli occhi, lasciando parlare qualcosa dentro di sé, anche mentre la musica «pompa un pezzo dance rivisitato con orchestra» come un disegno quasi terminato ma che viene cancellato, all’improvviso, eliminando tutto tranne gli occhi, tranne l’identità. Anche quando la via d’uscita somiglia a un bilocale senza porte.

Per chi non ha paura di mettersi in discussione.

 

Articolo di Lorenzo Soriano

 

 

“Tu” di Alan Magnetti

Capponi Editore, Anno 2024

Pagine 174, Euro 16,00

 

 

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