Il saggio “Storia della paternità” dello studioso Jacques Dupuis è più di un libro, perché è uno strumento che ci permette di viaggiare a ritroso nel tempo attraverso gli studi di etnografia, antropologia e storia delle religioni (anzi dei miti). Un testo che permette al lettore di immergersi in epoche lontane e di comprenderne la vita sociale di uomini e società molto diverse dalle nostre e da quelle di cui noi possiamo avere semplice cognizione.

Il saggio è incentrato sulla “scoperta della paternità” che oggi sembra una cosa scontata, ma per gli uomini primitivi e antichi non lo era per nulla, perché come scrive l’autore nella prefazione “gli uomini primitivi ignoravano completamente il concetto di paternità e non sospettavano neppure che la procreazione potesse avere inizio nel momento dell’atto sessuale”.

Si parte dall’analizzare le caratteristiche della società matrilineare dove la Grande Dea di origine neolitica è l’unico simbolo della fecondità, infatti a lei – che si manifesta attraverso innumerevoli figure femminili – è rivolta la devozione e mai al padre, di cui viene ignorata l’esistenza.

La funzione procreatrice era riconosciuta solamente alle donne e per questo la prima organizzazione sociale fu matrilineare e finché si ignorò l’esistenza della paternità, fu impossibile organizzare la società in funzione del padre. Dalla società matrilienare a quella patrilineare si è giunti attraverso una rivoluzione lenta, silenziosa che si è stratificata nel tempo perché le società antiche potevano tranquillamente riconoscere l’esistenza del padre, senza per questo modificarne la religione, la condotta sessuale e le strutture sociali.

Con l’introduzione del concetto di paternità si avranno profondi mutamenti, in primo luogo nella rappresentazione della vita religiosa (le cui tracce sono visibili ancora oggi): al concetto primitivo di una Dea Madre, simbolo e agente della fecondità, subentra infatti in un primo tempo una concezione dualista, che unisce i due sessi nella procreazione, e nel quale le divinità androgine e le coppie divine sono caratteristiche di questo periodo.

Solamente più tardi, in epoche diverse, a seconda dei popoli, le rappresentazioni mitologiche cominciano a essere dominate dalle coppie divine, che generano dei figli a immagine e somiglianza di quanto avviene nelle famiglie umane, delle quali quelle mitologiche sono un riflesso. Tale nuova rappresentazione coincide con la comparsa dell’iconografia del fallo, in quanto l’importanza dell’organo maschile nella procreazione viene ora riconosciuta.

Sono quindi occorsi dei millenni perché si verificasse poco a poco e impercettibilmente quella “rivoluzione patrilineare” che portò infine all’istituzione di società patrilineari, caratterizzate da stati di patriarcalizzazione più o meno evoluti. Un elemento decisivo di questa trasformazione fu lo scoppio delle guerre: è attraverso la guerra infatti che gli uomini sono divenuti i padroni della società, in quanto capi di famiglie, re e dei.

Da questo momento l’immagine del Dio Padre va affermandosi sempre più chiaramente in tutte le mitologie. In seguito alla rivelazione della paternità, la Grande Madre non può più rappresentare da sola l’idea della fecondità, di conseguenza le sue immagini e rappresentazioni a poco a poco scompariranno o saranno personificate in dee paredre (divinità il cui culto è associata a un’altra generalmente di maggiore importanza e di sesso opposto). Come sottolinea l’autore “questa duplicità sessuale del divino non può essere stata creata dal nulla. Finché le mitologie sono un riflesso della società umana, la duplicità sessuale divina non può che riflettere il comportamento sessuale degli esseri umani, che assumevano nell’atto sessuale indifferentemente una funzione maschile o femminile”.

In questa fase dell’evoluzione le mitologie risultano infatti costituite da coppie, unione di un dio e di una dea, a immagine delle coppie umane patrilineari e impersonificano il nuovo concetto di procreazione attraverso l’unione dei sessi, ed ecco quindi Osiride e Iside, Zeus ed Era, Shiva e Parvati, ecc… Anche da qui si sviluppano ulteriori evoluzioni, si instaurano nuovi equilibri tra uomo e donna. In un primo tempo la dea, che originariamente era sola e vergine, viene affiancata da un dio paredro sotto le sembianze di un adolescente a lei sottomesso, fino a che, con l’affermarsi del sistema patrilineare, la scena mitologica si trasforma. Il dio subordinato diventa dio padre, cioè il padrone, a immagine della società umana: si assiste così ad un capovolgimento di valori. La sessualità, in origine estranea alla procreazione, viene ora a esserle definitivamente connessa e la supremazia maschile arriverà a volte ad affermarsi in una procreazione esclusivamente maschile (per esempio Zeus genera Atena dalla propria coscia).

Da tutto questo l’autore dimostra per esempio come sia fuori discussione che l’organizzazione matrilineare sia anteriore all’organizzazione patrilineare e che l’evoluzione inversa sia impossibile e getta nuova luce, anzi una luce diversa sulla coppia monogamica in quanto “invenzione della società”, (anzi nella preistoria la vita sessuale era collettiva e le più antiche istituzioni di carattere “matrimoniale” erano basate sulla pluralità dei partner), ma soprattutto come con l’emergere e il diffondersi nelle società primitive del concetto di paternità, abbia prodotto conseguenze per quanto riguarda la libertà sessuale, l’avvento di una nuova morale e la nascita di tabù ancora attuali (incesto, omosessualità, prostituzione).

Un saggio profondo e ricco di riferimenti scientifici, con riflessioni e ipotesi originali e controcorrente, che al contempo consente anche a un lettore non studioso della materia di apprezzare e capire con semplicità e immediatezza gli argomenti trattati.

Insomma un saggio utile per gli studiosi, ma scritto in maniera da poter essere un testo di divulgazione scientifica.

 

articolo di Giovanni Parrella

 

Storia della paternità

di Jacques Dupuis

a cura di Giò Sandri

Pagg. 270, Euro 24,00

Anno 2022, Editore Paginauno

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