C’è qualcosa di più forte della morte, è la presenza degli assenti nella memoria dei vivi”, amava rispondere Marc Augé dopo la scomparsa, nel 2017, della moglie e compagna di ricerca, François Héritier. Attento osservatore del mondo contemporaneo, dalle aree culturali dell’Africa e del Sud America alla metropolitana di Parigi, l’etnoantropologo aveva inventato il concetto di “non-luoghi” e ne aveva esplorati diversi, in Francia e nel mondo.

Marc Augé (Poitiers2 settembre 1935 – Poitiers24 luglio 2023) è stato un antropologoetnologo, sociologo e filosofo di fama mondiale e veniva dall’antropologia sul campo, aveva viaggiato in Africa, Costa D’Avorio e Togo, ma sono state le metropoli la sua vera passione, la giungla nascosta tra le strade affollate, i ristoranti, le sale d’aspetto.

Attraverso la teorizzazione di una antropologia della Surmodernità focalizzò alcuni aspetti prioritari della società contemporanea metropolitana, quali il paradossale incremento della solitudine nonostante l’evoluzione dei mezzi di comunicazione; lo strano percorso relazionale dell'”io” e dell'”altro” immersi in un contesto europeo di fine millennio; il nonluogo, ovverosia quello spazio utilizzato per usi molteplici, anonimo e stereotipato, privo di storicità e frequentato da gruppi di persone freneticamente in transito, che non si relazionano, situazione riscontrabile negli aeroporti, negli alberghi, sulle autostrade, nei grandi magazzini; infine l’oblio e l’aberrazione della memoria.

Sono proprio questi non luoghi riempiono la nostra quotidianità: gli autogrill, i centri commerciali, i vagoni della metropolitana, le sale d’attesa, gli stessi aeroporti. Luoghi nei quali non viviamo, ma in cui facciamo solo un passaggio veloce. Sono luoghi senza vita sociale, in cui il tempo scivola via anonimo come gli spazi stessi che “servono”. Non hanno alcuna capacità di assegnare un’identità alle persone che li attraversano, e sono la conseguenza di una società dominata dal consumismo di massa. La società contemporanea è caratterizzata da non luoghi dove grandi masse di persone in movimento diventano vittime inconsapevoli delle nuove solitudini. Sono spazi progettati per accogliere migliaia di persone e spingerli a consumare.

Con l’avanzare della tecnologia e dei mezzi di comunicazione, Augé è stato uno dei primi a comprendere queste nuove forme di nonluoghi, capaci di connettere le persone ovunque e in qualsiasi momento, generando confusione e solitudine che non vengono cancellate dall’attività sui social media, ma si evolvono nell’irrealtà, nelle “finzioni di fine secolo”.

Con la scomparsa di Marc Augé perdiamo un acuto e originale osservatore della società contemporanea e delle nuove forme di alienazione .

 

Articolo di Giovanni Parrella

 

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