Chiare fresche et dolci acque,

ove le belle membra

pose colei che sola a me par donna”

 

Francesco Petrarca, Canzoniere, 126

 

È il 6 aprile dell’anno 1327 e l’esistenza di un giovane di ventitré anni sta per cambiare irrimediabilmente.

Il giovane in questione è Francesco Petrarca e l’evento che gli cambierà la vita è rappresentato dall’incontro con Laura, presso la chiesa di Santa Chiara, ad Avignone.

Persona indomita, in bilico tra perenne insoddisfazione, tensioni spirituali e godimento di piaceri terreni, Petrarca è stato considerato tra gli anticipatori dell’Umanesimo.

Il tema della sua opera somma, il Canzoniere, sembra essere l’amore per Laura in un’apologia di arte, peccato, morte. In realtà il Canzoniere è molto di più: è la storia di un’esistenza inquieta e fragile raccontata con una spiccata attenzione all’interiorità della persona ferita e forgiata dalla vita. La peste nera del 1348, infatti, non risparmierà nemmeno Laura che rimarrà per sempre fantasma della memoria e regina sovrana della mente del poeta. 

Una passione inautentica quella di Petrarca per Laura, strabordante in ogni dove nel Canzoniere, idealizzata al punto di assumere il ruolo di consolazione in cui rifugiarsi per ritrovare se stesso. Laura diventa così un tarlo, una probabile trasposizione narcisistica del poeta nei suoi confronti.

Nel 1818 Arthur Schopenhauer, nella Metafisica dell’amore sessuale, scriverà che “se la passione di Petrarca fosse stata appagata il suo canto sarebbe rimasto ammutolito”.

Indegna sorte dunque quella di Laura: onnipresente e sfolgorante ma mera illusione, sogno effimero, incapace di pacificare veramente il poeta; Laura, invero, non diventerà mai Beatrice, nonostante apparirà in sogno a Petrarca promettendogli di aspettarlo dopo la morte tra barlumi di luce paradisiaca.

Quale nome daremmo oggi all’inquietudine e all’ossessione di Petrarca? Ciò che è certo è il fatto che possiamo annoverarlo tra i tanti celebri artisti che hanno trovato consolazione e conforto nella scrittura, utilizzata come terapia e come mezzo per analizzare e guardare dentro le proprie agitazioni. 

Eleonora Nucciarelli

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