Per Giovane Holden Edizioni, Stefano Ceccanti pubblica Adele: il suo primo lavoro narrativo. Un romanzo breve scritto con una penna un po’ acerba che all’autore, giovanissimo e alla sua prima esperienza di pubblicazione, si perdona di sicuro.

Dalla sinossi:

«Adele, la protagonista, e la maggiore delle prozie del giovane scrittore, era malata di epilessia, e fu condannata a una vita di reclusione e solitudine. Secondo i documenti di famiglia, pare che ci fosse anche lei tra le Libere donne di Magliano di Mario Tobino: Stefano Ceccanti ha voluto immaginare una sorte diversa per lei, nel tentativo di averle reso la giustizia che al tempo le fu negata».

Un riscatto, dunque. Un riscatto postumo e “per interposta persona”. Una storia di famiglia nella quale spiccano alcuni temi importanti inseriti nella cornice storica che va dal 1914 al 1949 sotto le bombe della guerra e i fatti politici.

Adele e le sue cinque sorelle anticipano l’emancipazione femminile con la voglia di giustizia, di cultura e di uguaglianza senza dimenticare i compiti “classici” delle donne dell’epoca. Questo avviene anche grazie a genitori sani infatti:

«La famiglia Meucci non era abituata a trattare le donne in modo diverso dagli uomini».

Ma il resto del mondo era decisamente meno sano, pieno di tabù e ingiustizie: la donna senza figli e non sposata dopo una certa età, alcuni lavori declinati soltanto al maschile, la minore accessibilità delle donne negli ambienti politici, sociali e culturali. Tabù questi che vengono rovesciati, modificati, rotti creando orizzonti nuovi raggiunti, ancora in modo non adeguato, in tempi completamente diversi da quelli nei quali la storia è ambientata.

Una prima “prova letteraria” di un autore del quale leggerò presto il secondo lavoro: Napoli miliardaria (Giovane Holden Edizioni, 2021).

 

Flora Fusarelli

Di admin

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