Addio al poeta statunitense Jack Hirschman, noto per la vena rivoluzionaria della sua poesia, studioso e traduttore in nove lingue che rinunciò a una carriera di professore universitario per condurre una “vita da proletario” dopo aver abbracciato l’idea di giustizia sociale di Karl Marx. Tra i più singolari protagonisti della stagione ‘storica’ della controcultura americana, aveva 87 anni e si è spento domenica 22 agosto nella sua casa di Union Street a San Francisco.

L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla seconda moglie, la poetessa e pittrice anglosvedese Agneta Falk, sposata nel 1999.

Jack Hirschman nasce il 13 dicembre 1933 a New York nel Bronx, figlio di Stephen Dannemark Hirschman e Nellie Keller. Mentre frequentava ancora il liceo, comincia a scrivere come reporter per il Bronx Times e il Bronx Press-Review. Tra il 1951 e il 1959 completa gli studi al City College di New York e alla Indian University (con una tesi su Joyce).
Nel 1953 Hirschman invia alcuni suoi racconti a Ernest Hemingway, che vive a Finca Vija a Cuba. Hemingway gli risponde incoraggiandolo a continuare a scrivere e gli suggerisce di leggere Stephen Crane, Guy de Maupassant, Ambrose Bierce, Gustave Flaubert e il primo Thomas Mann. Anni dopo, in seguito alla morte di Hemingway, la Associated Press diffonde la lettera che viene pubblicata sui giornali di tutto il paese compreso il New York Times, come Lettera a un giovane scrittore.

Con i suoi baffi a spazzola, il viso segnato dalle intemperie, i capelli selvaggi e il cappello stravagante, Hirschman era quello che si cercava in un bohémien e viveva in una stanza nel vecchio hotel sopra il Caffé Trieste, ritrovo storico della Beat Generation in California, a cui è stato spesso accostato pur non facendone mai parte.

Poeta laureato di San Francisco (2006-2009), Hirschman ha avuto una carriera editoriale che è durata più di 50 anni, con l’attivo più di 100 volumi, di cui la metà erano traduzioni; si era fatto conoscere anche come attivista politico a favore dei poveri e degli emarginati. “La cosa più importante come poeta è che ho lavorato per il movimento comunista per 45 anni e la nuova classe di poveri e senzatetto”, disse in un’intervista del 2018.

Nato a New York, nel quartiere del Bronx, il 13 dicembre 1933, Jack Hirschman iniziò la carriera nel 1961 come professore di letteratura inglese all’Università della California a Los Angeles, avendo fra i suoi studenti Gary Gach, Steven Kesslerm, Max Schwartz e Jim Morrison. Nel 1966 fu licenziato perché promotore di una serie di proteste e manifestazioni contro la guerra in Vietnam, attività definite “contro lo Stato”: una di queste fu l’attribuire la “A”, ossia il massimo dei voti, a tutti gli studenti per evitare l’arruolamento.

Abbracciata l’ideologia marxista, nel 1980 si unisce al Communist Labor Party e lavora come attivista culturale con un gruppo di poeti fra cui Luis Rodriguez, Michael Warr, Kimiko Hahn, Sarah Menefee, Bruno Gullì, fino al volontario scioglimento del gruppo nel 1992, Nel 1994 diventa membro della League of Revolutionaries for a New America e contribuisce al suo giornale People’s Tribune. Durante gli anni Ottanta ha diretto Compages, una rivista internazionale di traduzione di poesia rivoluzionaria. E’ stato fondatore del World Poetry Movement e della Revolutionary Poets Brigade.

Nel 1972 Hirschman comincia a scrivere i poemi lunghi che chiama Arcanes, descritti come la trasformazione dialettica materialistica di ciò che è spesso alchemico o mistico. Gli Arcanes, anche quando toccano temi personali (come nell’Arcano per suo figlio David, morto a 25 anni per un linfoma nel 1982), hanno sempre relazioni con le trasformazioni politiche e sociali.

In Italia ha pubblicato con la Multimedia Edizioni le raccolte di poesia Soglia Infinita (1993), Arcani (2000), Volevo che voi lo sapeste (2004), 12 Arcani (2004), The Arcanes (2006), un imponente volume che raccoglie in lingua inglese tutti gli Arcani scritti dal 1972 al 2006, 28 Arcani (2014), L’Arcano del Vietnam (2017).

Jack Hirschman è stato in contatto fin dalla metà degli anni Cinquanta con i poeti della Beat Generation (alla quale è stato a volte associato) dai quali però si differenzia subito proprio per le sue posizioni politiche. Pur amico di Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman e di tutti gli altri poeti Beat, dissentiva da quella che riteneva una rivoluzione “borghese”, fatta di droghe e misticismo orientale, mentre si sentiva più vicino politicamente e culturalmente ai movimenti radicali afroamericani (Black Panther Party e tra i poeti Amiri Baraka).

Fra i suoi libri di poesia più importanti in lingua inglese figurano: “A Correspondence of Americans” (Indiana University Press, 1960), “Black Alephs” (Trigram Books, 1969), “Lyripol” (City Lights Books, 1976), The Bottom Line (Curbstone Press, 1988), Endless Threshold (Curbstone Press, 1992), “Front Lines” (City Lights Books, 2002), “I was Born Murdered” (Sore Dove Press, 2004). Nella sua intensa opera di traduttore ha lavorato su autori come Mayakovsky, Roque Dalton, Pier Paolo Pasolini, Rocco Scotellaro, Paul Laraque, Paul Celan, Martin Heidegger, Pablo Neruda, René Char, Stéphane Mallarmé, Alexei Kruchenykh, Ismaël Aït Djafer, Alberto Masala, Ferruccio Brugnaro.

È stato anche curatore e traduttore nel 1965 della prima importante antologia di Antonin Artaud pubblicata negli Stati Uniti da City Lights Books, opera che ha influenzato profondamente molti intellettuali, scrittori e gruppi teatrali (su tutti il Living Theatre).

Ha rivelato una sensibilità particolare traducendo e pubblicando diverse poetesse, tra cui Sarah Kirsch (Germania), Natasha Belyaeva (Russia), Anna Lombardo, Lucia Lucchesino e Teodora Mastrototaro (Italia), Katerina Gogou (Grecia), Luisa Pasamanik (Argentina), Ambar Past (Mexico). Nel 1990, una versione italiana del suo libro di poesie militanti, The Bottom Line, curata da Bruno Gullì, è pubblicata dall’Editoriale Mongolfiera di Bologna con il titolo Quello che conta .

Nel 1992 Jack Hirschman cominciò un tour in Italia, dando origine ad un sodalizio con la Multimedia Edizioni e la Casa della Poesia di Salerno, con il libro Soglia Infinita, tradotto ancora da Bruno Gullì. Hirschman è stato tra i primi poeti di livello internazionale ad aderire al progetto di Casa della poesia, di cui è uno dei più assidui collaboratori e frequentatori, partecipando agli Incontri internazionali di poesia che si sono svolti a Salerno, Napoli, Baronissi, Amalfi, Pistoia, Trieste, Reggio Calabria, Sarajevo.

Nel 2002 la Before Columbus Foundation attribuisce a Jack Hirschman l’American Book Award for Lifetime Achievement. La motivazione del premio, scritta dal poeta e scrittore David Meltzer, recita tra l’altro: ”Jack Hirschman è una figura incredibilmente presente e tuttavia nascosta nella politica culturale e nella vita della poesia americana. Straordinariamente prolifico – ai più alti livelli dell’impegno artistico e del coinvolgimento attivo – il suo lavoro è generoso, aperto, e profondamente critico. La sua critica non è mai banale o inefficace ma ha immensa profondità. La sua opera maggiore – Arcani– si inserisce nella scia dell’epica moderna dei Cantos di Pound, del Paterson di William Carlos Williams, del The Maximum Poems di Charles Olson e delle Letters To An Imaginary Friend di Thomas McGrath.

 

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