Le Quattro Giornate di Napoli sono una delle pagine più importanti e significative della Resistenza italiana ed europea (Napoli fu la prima grande città che riuscì a liberarsi da sola dall’occupazione nazista). Tra il 27 e il 30 settembre 1943 il popolo napoletano, stremato dalla guerra e dalle angherie e dalla violenta repressione per opera dell’occupante nazista, trovò la forza di ribellarsi. Donne, uomini, giovani e giovanissimi scesero nelle strade. Affrontarono i tedeschi e riuscirono a costringerli a lasciare Napoli prima ancora dell’arrivo degli Alleati.
Ma chi erano quelle persone? Da dove veniva la forza che le spinse a rischiare la vita? E quanto di quella rivolta fu davvero improvvisato?
Sono alcune delle domande a cui Massimo Congiu cerca di rispondere nel suo libro Quattro giornate di Napoli. Le periferie della Resistenza, pubblicato da 4Punte Edizioni. Lo fa scegliendo un punto di vista particolare, e per certi versi ancora poco raccontato. Si concentra sulle periferie orientali di Napoli, soprattutto Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio.
Prima delle barricate
Congiu non inizia la sua ricostruzione il 27 settembre 1943, ma torna indietro nel tempo, perché una rivolta, anche se sembra improvvisa, non nasce mai dal nulla.
È così che emerge come nei quartieri orientali di Napoli c’era già una lunga tradizione di lavoro, associazioni e di conflitto sociale. Il fascismo aveva cercato di distruggere tutto questo con la repressione e il controllo della società, ma non era riuscito a cancellare in profondità la coscienza di classe e la volontà di lotta dei napoletani.
Quando, dopo l’8 settembre, l’occupazione nazista portò violenze, rastrellamenti, requisizioni e deportazioni sulla popolazione, quel patrimonio di esperienze e relazioni riaffiorò.
La Resistenza napoletana fu connotata da elementi di spontaneismo, ma dietro quella rivolta c’era una città composta da gente comune e di operai con una propria storia politica e un importante bagaglio di lotte. Per questo è bene sottolineare che è pressocché impossibile combattere per giorni contro un esercito come quello tedesco senza una qualche forma di organizzazione, solidarietà o capacità di mobilitazione da parte della popolazione. Figurarsi poi quando un tale esercito viene sconfitto e costretto ad abbandonare la città.
Ponticelli e la ferocia dell’occupazione
Uno dei focus della ricostruzione storica è rappresenttao dagli eventi che ci furono a Ponticelli.
Qui si consumò una delle pagine più drammatiche della repressione nazista. La strage di via Ottaviano fu un episodio che mostra tutta la brutalità dell’occupazione, oltre alla violenza usata contro la popolazione civile vista come nemica.
Ma proprio Ponticelli, nei giorni dell’insurrezione, diventò anche uno dei punti più importanti della resistenza armata nella zona est della città.
Le barricate, le armi recuperate e gli scontri con i tedeschi non furono episodi isolati, infatti facevano parte di una mobilitazione più ampia e coinvolse quartieri diversi e attraversò Napoli da un capo all’altro.
Per questo, raccontare Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio non vuol dire solo aggiungere qualche pagina alla storia delle Quattro Giornate. Vuol dire restituire alla Resistenza una parte della sua storia che troppo spesso è rimasta in secondo piano.
Una città non si ribella soltanto al centro
Quando pensiamo alle Quattro Giornate, ci vengono subito in mente le immagini dello scugnizzo, delle barricate e dei combattimenti nel centro di Napoli. Queste immagini sono diventate parte della memoria collettiva anche grazie al cinema, soprattutto al film Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy.
Questo è uno degli elementi che risaltano con forza nel lavoro di Congiu. La Resistenza passa anche per le strade e le case delle periferie, i luoghi di lavoro, le comunità locali, le persone comuni. Queste figure trovano raramente spazio nei racconti più conosciuti della Storia e per questo è un fatto che merita di essere ricordato anche oggi.
Una memoria che parla al presente
Il libro di Congiu non parla solo degli eroi delle Quattro Giornate. Parla soprattutto di una popolazione e forse questo rappresenta il suo punto di forza.
Quattro giornate di Napoli. Le periferie della Resistenza non vuole riscrivere la storia dell’insurrezione napoletana. Ci invita invece a guardarla da un altro punto di vista, arricchendola. Ci spinge anche a farci alcune domande sempli ma importanti: chi combatté? Chi aiutò? Come si organizzarono quelle persone? Quali erano le condizioni sociali e politiche che permisero la rivolta? E che ruolo ebbero i quartieri popolari?
Per trovare le risposte, bisogna uscire dal centro. Bisogna attraversare le periferie.
È lì che Massimo Congiu cerca le origini della Resistenza.
Ed è lì che si vede una verità importante. La libertà di Napoli non venne solo dall’esterno con gli eserciti alleati. Prima che arrivassero, furono donne e uomini comuni a impossessarsi delle strade, a organizzare la resistenza e a respingere l’occupante.
Le Quattro Giornate sono anche questo. Sono la prova che, anche nei periodi più difficili, una comunità può trovare la forza per reagire se sceglie di non arrendersi.
Ed è per questo che quella storia continua a parlarci ancora oggi.
Articolo di Giovanni Parrella

Titolo: Quattro Giornate di Napoli. Le periferie della Resistenza
Autore: Massimo Congiu
Pagine: 112
Anno di Edizione: 2023
Euro: 15,00