L’estate in cui nacqui ebbe inizio la perestrojka. Fu un bel momento, luminoso e chiaro, pieno di speranza, accompagnato dall’improvviso sussulto del cambiamento tanto atteso. O almeno così ci dissero alla TV. Quell’anno la gigantesca macchina che aveva fatto girare i suoi ingranaggi per quasi un secolo parve finalmente arrancare, e la sua avanzata vacillare incerta: il conducente aveva perso il controllo”.

Siberia 1985. Da qui parte la storia che ci racconta, in prima persona, Alexej, protagonista del romanzo d’esordio del russo Artem Mozgovoy, pubblicato in Italia da Astoria.

Il bambino Alexej ci conduce per mano lungo le innevate e desolate lande siberiane, ci fa conoscere la sua famiglia, uguale a tante altre famiglie sovietiche che vengono trasferite in Siberia a lavorare nelle enormi fabbriche dei distretti industriali del carbone. Il freddo e il gelo della cittadina siberiana in cui vive sembrano compenetrare anche i rapporti familiari e sociali, in un mondo fatto di stretto individualismo, di cinismo e di mancanza di empatia. L’unica fonte di calore per il piccolo Alexej sembra essere la sua babuska (nonna, ndr) con la quale il bambino trascorre tutte le estati. La nonna vive in un villaggio distante circa tre ore di viaggio dalla cittadina in cui Alexej vive ed è per lui un mondo tutto da scoprire: la natura, gli animali, la vita semplice da contadina che vive sua nonna lo affascinano e gli regalano piccoli momenti di felicità. Una felicità che sparirà nel momento in cui dovrà tornare nel triste e squallido casermone sovietico nel quale vive in città.

Ma la maggiore fonte di infelicità del piccolo Alexej è il suo sentirsi alieno e diverso rispetto ai suoi compagni di scuola, fattore che scatena episodi di bullismo più o meno gravi. Il suo sentirsi alieno lo accompagnerà dall’infanzia all’adolescenza e sarà il tratto distintivo del suo carattere. Alexej non si metterà mai in mostra, non si esporrà mai all’esterno eppure, nonostante ciò, sarà sempre preso di mira dai bulli più o meno violenti che la società russa post sovietica genererà. Soprattutto quando sarà chiaro che la “diversità” di Alexej sarà legata al suo essere omosessuale.

Avrei voluto risponderle: E lei, invece, lo sa come ci si sente? Cosa si prova quando a inizio giornata, ogni volta che esci di casa, quando vai a scuola o al lavoro, ti guardi attorno e ti rendi conto che la gente ti detesta? Lei la conosce questa sensazione? Lo sa cosa si prova quando, anche se non fai nulla, non aggredisci nessuno, non insulti nessuno, non dici nemmeno una parola, la gente comune ti vorrebbe morto?”.

In questo mare di gelida infelicità, una luce si accende nella vita di Alexej ed è la sua amicizia con Anton, un suo compagno di scuola che gli confesserà di essersi innamorato di lui, mettendolo così di fronte alla necessità di liberarsi anche lui della maschera di ipocrisia che tutti vorrebbero lasciargli addosso. Il sentimento che legherà i due ragazzi sarà molto forte, gli permetterà per un breve periodo di lottare contro la gigantesca macchina di crudeltà e razzismo che prova ripetutamente a schiacciarli. Vivranno momenti di pura felicità nel corso di un breve viaggio all’Ovest, fra Berlino e Parigi, assaporando la libertà di passeggiare mano nella mano.

Gran parte della scuola sapeva tutto di me e Anton. Ci avevano parlato, ci avevano fatto delle domande e noi avevamo ostinatamente rifiutato di mentire. Quando ci avevano chiesto «È vero?» avevamo risposto «Sì». In testa avevamo Arthur Rimbaud. Nell’animo Oscar Wilde. Volevamo conservare la nostra dignità rimanendo onesti. Non vedevamo nulla di vergognoso nel nostro amore”.

Ma la realtà è dura e non lascia scampo. La purezza del sentimento viene sporcata dalla repressione familiare, quella dei genitori di Anton, entrambi membri del KGB che assolutamente non possono accettare e tollerare l’omosessualità del figlio, costringendolo a fuggire e così allontanarsi anche da Alexej. Quell’amore adolescenziale sarà però per il nostro protagonista il faro che lo guiderà nelle scelte e nel percorso di vita, difficile, irto di rinunce e delusioni, ma che lo renderà sempre pronto a essere sé stesso.

Un romanzo che ci fa sentire i brividi per le descrizioni del freddo siberiano ma anche e soprattutto per la brutalità di una società razzista e retrograda, dove l’oppressione e l’emarginazione dell’altro/diverso è legge, dove si spezza il rapporto con un padre che pretende di avere un figlio virile, muscoloso, maschio e che invece si ritrova un effeminato omosessuale che disconosce e disprezza. Questa è la vita di Alexej e di molti omosessuali nella Russia post sovietica, quella delle repressioni e degli assassini dei dissidenti, quella che assomiglia molto all’Unione di Stalin, delle sue purghe e dei suoi gulag.

Articolo di Beatrice Tauro

Titolo: Primavera in Siberia

Autore: Artem Mozgovoy

Editore: Astoria, 2025

Pagine: 327

Prezzo: € 19,00

Di admin

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