“Nessuno mi aveva detto come si fa a diventare adulti, nessuno mi aveva spiegato come si fa a inseguire le persone amate attraverso tutte le incertezze che la vita impone. Nessuno mi aveva chiarito come si fa a voler bene a un ragazzo a cui si vorrebbe piacere a ogni costo. (…) Nessuno mi aveva insegnato a ignorare le voci sdegnate e furiose nelle stanze vicine. Pensavo che la grammatica e la matematica preparassero alla vita. Ma non avevo imparato a stare al passo con i vertiginosi cambiamenti di un paese che da settant’anni celava dietro una maschera il suo vero volto”.
Chi parla è Qeto, voce narrante e una delle quattro protagoniste del romanzo “La luce che manca” della georgiana Nino Haratischwili, edito in Italia nel 2023 da Marsilio. Un romanzo imponente, che ripercorre la storia della ex repubblica Sovietica dalla caduta dell’URSS fino ai giorni contemporanei, attraverso le vicende di Qeto, Ira, Dina e Nene e di tutta la galassia degli altri personaggi che popolano gli intrecci familiari e amicali di cui si nutre la trama.
Le quattro protagoniste sono amiche fin dai tempi dell’infanzia, vivono nello stesso quartiere della capitale Tbilisi, affrontano con spensieratezza le giornate da bambine, fra altalene arrugginite e panni stesi a svolazzare, mentre in lontananza iniziano a sentirsi i boati dell’imminente guerra che sconvolgerà il Paese e le loro vite.
La narrazione si svolge su due piani temporali distinti. Il presente è il momento in cui Qeto, Ira e Nene si ritrovano a Bruxelles all’inaugurazione di una mostra delle fotografie di Dina, la loro inseparabile amica scomparsa molti anni prima e la cui sorte si svelerà solo alla fine del romanzo. La visione delle fotografie che Dina scattava con la sua inseparabile macchina fotografica, sarà il pretesto per ripercorrere le vicende che nel corso degli anni hanno segnato la loro vita. E per tornare indietro nel tempo. Riemergono ricordi legati allo scoppio della guerra subito dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica, la fame, le difficoltà, la paura di quegli anni. Anni nei quali le quattro ragazze iniziavano a vivere la loro adolescenza, fatta di primi amori, della scoperta delle proprie inclinazioni, con i sogni sul futuro che le avrebbe aspettate, in un Paese libero e indipendente. Ma le loro vite inesorabilmente saranno tragicamente segnate da un altro tipo di guerra, quella fra bande criminali che si contrapporranno nel quartiere, mettendo le loro famiglie l’una contro l’altra, in una lotta senza fine, nella quale oltre al traffico di droga e alla spartizione del territorio, concorreranno anche le rivalità amorose. Zotne, fratello di Nene e già boss del quartiere, si contrappone a Rati, fratello di Qeto, entrambi innamorati di Dina e anche per questo motivo acerrimi nemici che coinvolgeranno le loro sorelle e le loro famiglie in una spirale di eventi drammatici i cui segni rimarranno per sempre scolpiti nelle coscienze delle protagoniste.
Fra i numerosi personaggi che popolano le circa settecento pagine di questo romanzo, spiccano le due nonne di Qeto, che vivono in casa con lei, suo padre e suo fratello. Babuda Uno e Babuda Due sono i nomignoli con cui vengono benevolmente chiamate e sono la rappresentazione plastica dello scontro politico e ideologico che ha interessato la Georgia dopo l’indipendenza dall’URSS.
Un romanzo che mantiene alta la tensione narrativa, che spinge a macinare pagina dopo pagina per scoprire le vicende di queste quattro donne la cui esistenza appare disperatamente destinata a subire sofferenze indicibili, soprattutto sul piano emotivo che però inevitabilmente si riflette anche su quello fisico, come accade a Qeto che per lenire il dolore per tutto ciò che le accade intorno, inizia a tagliarsi, trasformando le sue giovani cosce in una cartina geografica della disperazione. Così come l’avvento dell’eroina che arriva come fonte di fiumi di denaro per le bande criminali cui appartengono i protagonisti maschili della storia, ma che presto si trasformerà in un veleno che colpirà anche molti di loro.
“La nostra cosiddetta intellighenzia ha fallito, ha dimostrato di essere impotente di fronte a questa violenza. E anche noi che ci siamo nutriti dei miti sovietici, che siamo cresciuti lontano da ogni realtà, che siamo rimasti sempre nel nostro piccolo cosmo, abbiamo dimostrato di essere impotenti, di essere dei falliti che non sono riusciti a ottenere nulla, a impedire nulla. (…) Vorrei capire chi ha ragione: il testimone muto, che non fa nulla e finisce lui stesso per essere vittima del sistema, oppure l’oppresso, che afferma il suo diritto di decidere cos’è il bene e cos’è il male ed è assetato di sangue. Non lo so e vorrei saperlo, e forse sarà la storia a darci la risposta, ma a quel punto io non ci sarò più”.
La violenza è il tratto distintivo della storia narrata in “La luce che manca”, una violenza che attraversa le vite delle protagoniste, che segna irrimediabilmente le loro esistenze. Una violenza che è sia pubblica che privata, che non dà scampo, che si insinua dentro le vite degli individui e che le avviluppa anche dall’esterno. E le dolorose parole pronunciate dal padre di Qeto ci consegnano interrogativi che ancora oggi appaiono quanto mai attuali. Solo la storia è in grado di dare le risposte giuste, anche se spesso chi dovrebbe ascoltarle le ignora, ripetendo i medesimi errori del passato.
Articolo di Beatrice Tauro
Titolo: La luce che manca
Autrice: Nino Haratischwili
Editore: Marsilio, 2023
Pagine: 695
Prezzo: € 24,00