Valutare per selezionare o per emancipare?
Nel dibattito pubblico sulla scuola, poche pratiche sono così radicate e al tempo stesso così poco discusse come il voto. Lo si assume come naturale, inevitabile, necessario. Eppure, proprio questa apparente ovvietà è l’oggetto dell’indagine La fabbrica dei voti, un saggio che affronta la valutazione scolastica non come questione tecnica, ma come dispositivo culturale, politico e sociale.
Il merito del libro del pedagogista Cristiano Corsini sta nel rovesciare la prospettiva: non chiede se i voti siano “troppo severi” o “troppo generosi”, ma quale funzione svolgano dentro il sistema scuola e dentro la società. La domanda è radicale: il voto educa o classifica? Promuove l’apprendimento o legittima la selezione? Riduce le disuguaglianze o le certifica?
Il punto di partenza è semplice e insieme radicale: il voto non è neutrale. Non è soltanto un numero che fotografa un apprendimento; è un meccanismo che distribuisce opportunità, costruisce gerarchie, legittima differenze. In questo senso, Corsini smonta la retorica meritocratica mostrando come la misurazione delle prestazioni finisca spesso per trasformare i vantaggi di partenza in “merito” e gli svantaggi in “colpa”. La scuola, anziché ridurre le disuguaglianze, rischia così di certificarle e mantenere lo status quo.
Una delle caratteristiche del volume è la chiarezza con cui vengono decostruiti tre miti: che il voto misuri davvero il merito, che sia oggettivo e che sia uno strumento chiaro per migliorare.
In realtà – sostiene l’autore – un numero non spiega cosa si è compreso, dove si è sbagliato, come si può progredire. Serve a classificare, più che a far crescere. L’oggettività, poi, è spesso un’illusione: ogni valutazione implica scelte di criteri, aspettative, interpretazioni. Il voto appare neutro, ma è attraversato da fattori culturali e sociali che incidono sugli esiti.
Particolarmente incisiva è la critica al voto “in itinere”, usato come leva disciplinare quotidiana. Quando lo studio diventa rincorsa al punteggio, l’apprendimento perde profondità. L’errore, anziché essere occasione di riflessione, diventa marchio. Il risultato è un clima competitivo che può alimentare ansia e demotivazione, soprattutto tra gli studenti più fragili.
Corsini non propone scorciatoie né slogan abolizionisti. Piuttosto, invita a ripensare la finalità della valutazione: selezionare o trasformare? Se la scuola è un’istituzione democratica, la valutazione dovrebbe essere uno strumento di crescita, non di esclusione. Da qui l’idea di una valutazione descrittiva, dialogica, capace di restituire feedback utili e di coinvolgere attivamente gli studenti nel processo di apprendimento.
Uno dei passaggi più convincenti del libro riguarda la riabilitazione dell’errore. In un sistema centrato sul voto, l’errore è penalizzato: abbassa la media, segnala inadeguatezza, mentre l’errore dovrebbe servire ad apprendere e l’apprendimento stesso dovrebbe essere liberato dalla paura di sbagliare
Trasformare l’errore in occasione di riflessione significa cambiare paradigma. Significa passare da una valutazione sommativa — che certifica — a una valutazione formativa — che orienta. Significa considerare la valutazione come parte integrante dell’insegnamento, non come atto separato.
La fabbrica dei voti è un saggio documentato ma accessibile, che intreccia ricerca pedagogica, riferimenti normativi e osservazioni concrete sulla vita scolastica. Non è un libro contro gli insegnanti, ma contro una cultura della misurazione che rischia di impoverire il senso stesso dell’educazione. La domanda che attraversa le sue pagine è tanto semplice quanto decisiva: vogliamo una scuola che classifica o una scuola che emancipa?
In un’epoca in cui la parola “merito” è spesso brandita come slogan politico, il libro di Corsini invita a fermarsi e a interrogarsi sulle conseguenze reali dei nostri strumenti di valutazione.
In un contesto segnato da retoriche meritocratiche e richiami all’efficienza, La fabbrica dei voti argomenta e documenta a sostegno di un’idea diversa di scuola. Non indulge in slogan, ma costruisce un impianto teorico solido, intrecciando ricerca empirica e riflessione pedagogica.
È un libro che interpella insegnanti, dirigenti, formatori, ma anche genitori e studenti. Perché il voto non è un fatto tecnico: è un’esperienza che incide sull’identità, sull’autostima, sulla percezione di sé come soggetti capaci di apprendere.
La domanda finale è semplice e insieme esigente: la scuola deve essere fabbrica di voti o laboratorio di possibilità?
La risposta non è neutrale. È una scelta culturale e politica. E riguarda il tipo di società che intendiamo costruire.
Articolo di Giovanni Parrella
Cliccare sulla copertina del libro per vedere la presentazione online de “La fabbrica dei voti”
Autore: Cristiano Corsini
Editore: Editori Laterza
Pagine: 164; Anno:2025
Prezzo: 15,00
