Amore e dolore. Spesso, due facce della stessa medaglia. Nell’intreccio tra le due cose, Giuseppe Muzi – ne Il principe tutto cuore – analizza se stesso e chi gli ruota attorno.
Il cammino di una persona sensibile che deve imparare a gestire la sua sensibilità. Un cammino che si sviluppa a partire da un lutto familiare, da uno strappo che apre un varco all’interno del quale si inseriscono i passi di un percorso di crescita e di vita.
Il principe tutto cuore è anche un principe tutto testa. Non sarà sicuramente un Reale, ma è certamente reale, vero. Una persona che cerca disperatamente di far coincidere la propria realtà con i propri sogni. Non si accontenta. È disposto a correre incontro alle persone della sua vita, ma anche a ritrarsi se non ritiene giusto e sacrosanto quello che accade. Rivendica il suo diritto a cercare (e magari trovare) il meglio.
Giosuè impara a liberarsi delle sue catene più pesanti e, senza quelle, prova a volare.
La malattia di sua mamma si insinua nel suo tempo e lo costringe a nuotare tra i rimpianti e i rimorsi, ma lo aiuta anche a vedere più chiaramente quello che ha attorno. Lo aiuta a mettere a fuoco gli obiettivi che vuole raggiungere. Questo, naturalmente, vuol dire tagliare i rami «secchi», e lui lo fa. Rinuncia alle certezze apparenti per cercare le certezze certe.
Catalizzatore di tutto è il dolore:
«[…] il dolore non è sinonimo di profondità d’animo. È un mezzo molto potente, ma non esclusivo. Devi essere tu che, con coraggio, decidi di cambiare, mettendo in gioco la parte più vera di te».
Il dolore, anche quello che viene dall’amore, diventa motore delle riflessioni e delle scelte conseguenti.
Il principio di una ricerca profonda nella strada di un ragazzo che diventa uomo affrontando la persona più difficile da affrontare: se stesso.
Articolo di Flora Fusarelli
TITOLO: Il principe tutto cuore
AUTORE: Giuseppe Muzi
PAGINE: 140
PREZZO: 12,90 Euro