Il libro di Sergio Gentili ricostruisce la vicenda del Partito comunista italiano dalle origini livornesi fino alla Liberazione, restituendone la complessità politica, teorica e umana, lontano sia dalla mitizzazione sia dalle letture riduttive che hanno progressivamente svuotato il comunismo italiano della sua dimensione storica e rivoluzionaria.

Non siamo di fronte a una semplice cronaca degli avvenimenti, ma a una vera storia politica del PCI, fondata sull’analisi delle scelte strategiche, dei conflitti interni, delle svolte teoriche e del rapporto dialettico tra direzione, masse popolari e contesto internazionale.

La crisi delle origini e il superamento del bordighismo

L’autore colloca uno snodo decisivo già nei primi anni di vita del partito. Dopo il congresso socialista del 1922 e l’espulsione dei riformisti, la possibilità di una fusione tra PSI e PCI apre una crisi profonda. La direzione bordighiana rifiuta ogni ipotesi unitaria, giudicando i massimalisti mossi da puro opportunismo. La scelta porta il partito a un isolamento politico che, nel giro di due anni, ne provoca una vera e propria decapitazione, aggravata dalla repressione fascista ma radicata soprattutto in limiti politici interni.

Il PCI si ritrova così privo di una linea capace di misurarsi con i compiti concreti della situazione italiana. È in questo vuoto che matura l’iniziativa di Antonio Gramsci, deciso a costruire un nuovo gruppo dirigente in grado di superare tanto l’estremismo settario di Bordiga quanto il manovrismo politico di Tasca.

La corrispondenza tra Gramsci e i principali dirigenti del partito rivela con chiarezza l’obiettivo: restituire al PCI autonomia politica, capacità di iniziativa e radicamento sociale, sottraendolo alla sterile disputa sui rapporti con il PSI.

Verso una nuova fondazione: le Tesi di Lione

Il passaggio decisivo avviene con il Congresso di Lione del 1926. Gentili lo definisce a ragione una vera e propria “nuova fondazione” del Partito comunista italiano. Per la prima volta un partito della classe operaia affronta con metodo scientifico l’analisi della struttura sociale del paese, del capitalismo italiano, delle sue debolezze e delle forme specifiche assunte dal fascismo.

Si afferma una nuova concezione della politica fondata sull’analisi concreta della situazione concreta, sul rifiuto dell’attendismo, sulla necessità dell’iniziativa sociale e politica, sul legame permanente con le masse operaie, contadine e popolari, sulla formazione dei quadri e sull’organizzazione capillare nei luoghi di lavoro e nei territori.

Il partito non è più soltanto propaganda e opposizione, ma strumento di direzione politica.

Clandestinità, carcere, internazionalismo

Dopo le leggi “fascistissime” ( un insieme di leggi emanate negli anni 1925 e 1926) l’arresto di Gramsci, il PCI vive una delle fasi più dure della sua storia. Il partito si articola tra centro interno e centro estero, mantenendo tuttavia una straordinaria unità politica. La repressione colpisce in modo durissimo: la stragrande maggioranza dei condannati dal Tribunale speciale e dei confinati è comunista.

Eppure, anche nella clandestinità, emerge una generazione di giovani militanti animati da una profonda fiducia nella prospettiva del socialismo mondiale, rafforzata dall’esistenza dell’URSS e dell’Internazionale comunista. L’esperienza del carcere, del confino e dell’esilio diventa parte costitutiva dell’identità comunista.

Il confronto con l’Internazionale e la lezione antifascista

Uno dei capitoli più rilevanti del libro è dedicato al difficile rapporto tra il PCI e l’Internazionale comunista. Gentili ricostruisce con precisione il dissenso espresso da Togliatti contro la teoria del socialfascismo, la difesa dell’alleanza con i contadini e la critica al burocratismo e alla scarsa democrazia interna.

Lo scontro non è secondario: riguarda la strategia della rivoluzione antifascista in Italia. Il gruppo dirigente italiano rivendica la necessità di tener conto delle particolarità nazionali, opponendosi all’applicazione meccanica di formule astratte.

Da questa elaborazione nascono le Lezioni sul fascismo, in cui il PCI offre un contributo teorico decisivo, definendo il fascismo come “regime reazionario di massa” e superando lo schematismo che non distingueva tra forme diverse dello Stato borghese.

Fronte popolare, Resistenza e Svolta di Salerno

Con l’ascesa del nazismo e la nuova fase internazionale, si afferma la linea del fronte unico e del fronte popolare. L’esperienza spagnola e francese conferma la validità della politica di unità antifascista, facendo uscire i partiti comunisti dall’isolamento.

Il punto di svolta per l’Italia è il 1944. La scelta di Togliatti di proporre un governo di unità nazionale — la storica “Svolta di Salerno” — rompe lo stallo politico, legittima l’antifascismo come nuova classe dirigente e assegna alle formazioni partigiane il ruolo di esercito nazionale di liberazione.

Il contributo comunista alla Resistenza è decisivo e pagato a un prezzo altissimo in termini di vite e sacrifici.

Il Partito nuovo e la democrazia progressiva

Nel dopoguerra prende forma il “Partito nuovo”: una forza nazionale, di massa, popolare, capace di governare e di educare. Togliatti definisce i pilastri della nuova strategia: funzione nazionale della classe operaia, democrazia progressiva, partecipazione attiva delle masse, emancipazione femminile, radicamento sociale delle sezioni comuniste come centri della vita popolare.

Essere rivoluzionari, afferma Togliatti, non significa gridare più forte, ma risolvere concretamente i compiti che la storia pone ai popoli.

Una storia che parla al presente

Il libro di Sergio Gentili restituisce il PCI alla sua verità storica: un partito forgiato nel conflitto, capace di autocritica, di elaborazione teorica e di straordinarie innovazioni politiche. La vicenda dei comunisti italiani non appare come una linea retta, ma come un processo complesso, attraversato da errori, contraddizioni e grandi intuizioni.

È la storia di una generazione di rivoluzionari che, nel corso di venticinque anni, seppe trasformarsi da avanguardia clandestina in forza dirigente della nazione.

Una storia che continua a interrogare il presente.

Articolo di Giovanni Parrella

 

 

 

Titolo: Il Partito comunista italiano. Storia di rivoluzionari 1921–1945

Autore: Sergio Gentili
Editore: Bordeaux Edizioni
Anno di pubblicazione: 2020

Pagine: 168; Prezzo: euro 16,00

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