Alla grande festa del primo partito d’Italia, Atreju, organizzata in pompa magna da Fratelli d’Italia a Roma, dietro il paravento del dialogo e della voci libere per tutti gli ospiti, si nascondono spregio per l’avversario politico e propaganda, anche e spesso con notizie false. Le argomentazioni liberal della maggior parte dei suoi esponenti nei dibattiti pubblici servono esclusivamente a coprire la patina di fascismo che ancora aleggia nel simbolo con la fiamma tricolore, erede del Movimento Sociale a sua volta figlio diretto del fascismo, e nelle manifestazioni private del suo movimento giovanile rivelate dalle inchieste di Fanpage.
L’intolleranza tipica del fascismo emerge sovrana anche nell’organizzazione della festa dove ci si può imbattere in mistificazioni della cronaca e della storia. La più clamorosa riguarda Adelmo Cervi che in un cartellone in bella vista alla festa a Castel Sant’Angelo, in cui si pretende di bullizzare gli avversari politici, è indicato come esponente della Cgil, a cui probabilmente sarà anche iscritto, ma che non è certo il ruolo principale che ha avuto nella sua vita. Viene riportata una sua frase, “di un bastardo come La Russa non ho bisogno di parlare. È incredibile come un bastardo del genere sia la seconda carica dello stato”. A questa frase viene attribuito un voto per il livore, 10, a cui si aggiunge una nota. Secondo Fratelli d’Italia questa è “la conseguenza dell’incitamento di Landini alla rivolta sociale”. Ignoranza o mistificazione? Entrambe. Fratelli d’Italia ignora la storia e questa non è una novità. E il povero Landini non c’entra davvero nulla.
Adelmo Cervi da decenni gira l’Italia per raccontare la storia della sua famiglia, del padre e dei suoi sei zii trucidati dai nazifascisti al Poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943. All’epoca Adelmo aveva appena quattro mesi. La memoria dei Sette Fratelli Cervi, peraltro, era già stata profanata da Berlusconi che nel 2000 da Vespa quando dichiarò che sarebbe stato felice di conoscere Alcide, il papà dei sette fratelli uccisi dai fascisti, nonno di Adelmo. Ci volle Bertinotti, ospite della puntata, a correggere Berlusoni: “Peccato che Alcide sia morto 30 anni fa”, disse con sdegno l’allora Segretario di Rifondazione.
È anche con questi inganni che la destra in Italia ha preso il potere, raccontando fandonie a cui la maggior parte dei suoi elettori ha abboccato e continua ad abboccare. E il povero Adelmo si becca un 10 in livore perché ha espresso tutto il suo disprezzo per Ignazio La Russa che orgogliosamente ricorda spesso di avere a casa un busto di Mussolini, il primo complice dell’orribile eccidio che portò via ad Adelmo, ancora in fasce, tutta la sua famiglia.

Articolo di Maus

 

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