Il romanzo è una sorta di lunga confessione di una donna che non ha mai raccontato a nessuno la propria vita e le sue interazioni con la lotta clandestina che si opponeva a Reza Shah di Persia.
Il pretesto è costituito da un dipinto intitolato “I suoi occhi”, realizzato dal maestro Makan, massimo esponente dell’arte pittorica persiana della prima metà del Novecento, e di cui la donna protagonista è disperatamente innamorata.
La confessione di Farangis viene fatta all’attuale direttore del museo dove sono conservate tutte le opere di Makan e che è alla disperata ricerca della donna i cui occhi sono immortalati nel dipinto. Quella donna potrebbe essere Farangis, anche se nel finale questa tesi viene messa in discussione.
Il romanzo tocca il tema della diaspora di tutti quegli iraniani trasferitisi in Europa che tessevano la tela dell’opposizione al regime. Farangis entra in contatto con questi connazionali durante la sua lunga permanenza a Parigi, dove alterna serate mondane (lei appartiene a una famiglia molto benestante con molti contatti e relazioni altolocate) a incontri clandestini con i più accaniti oppositori dello Shah.
Ma il romanzo mette in luce anche l’aspetto intimo e privato della protagonista, che mette a nudo la propria anima, narra i sentimenti che nutre verso il maestro e la sua abnegazione al limite dell’autoannullamento. Per tale motivo inizialmente il personaggio di Farangis risulta un po’ ostile e quasi insopportabile, in quanto delinea una donna priva di autostima, che si abbandona a un sentimento non ricambiato e anzi osteggiato. Tuttavia, nel finale la protagonista si riscatta, con un gesto compiuto per liberare il maestro, pagando il prezzo della propria libertà. Farangis, infatti, sposerà un uomo che non ama e che non stima, che rappresenta tutto ciò che il maestro contestava e lo fa pur di assicurare la libertà al maestro.
Sotto il profilo della scrittura all’inizio il romanzo non risulta molto scorrevole, mentre man mano che la storia prende vita, la lettura diventa più scorrevole.
Il romanzo è stato pubblicato nel 1952 (un anno dopo il colpo di stato che rovesciò il primo ministro Mossadeq, che aveva nazionalizzato il petrolio iraniano) ed è l’unica opera narrativa dello scrittore Bozorg Alavi, che ha trascorso la maggior parte della vita in esilio in Germania, prima per la sua opposizione al regime dello Shah (a causa della quale venne anche incarcerato) e poi al regime degli Ayatollah. In Germania ha lavorato come insegnante e traduttore, pubblicando diversi testi di saggistica e raccolte di racconti.
La sua pubblicazione in Italia, nel 2023, si deve alla casa editrice Ponte 33 che si pone l’obiettivo di far conoscere al nostro pubblico la letteratura contemporanea in lingua persiana prodotta in Iran, Afghanistan, Tagikistan e all’estero, principalmente Stati Uniti e Europa, dove molti scrittori provenienti da questi paesi vivono e lavorano.
Articolo di Beatrice Tauro
Titolo: I suoi occhi
Autore: Bozorg Alavi
Editore: Ponte 33
Pagine: 236
Prezzo € 15,00