Se un giorno dovessimo lasciare questa casa, tutti noi dovremmo cominciare a vivere in clandestinità. Ma tra tre mesi tutto potrebbe essere cambiato, potremmo aver scacciato i religiosi dai posti di comando importanti, io potrei tornare dai miei studenti e rallegrarmi della domanda, Signor maestro cosa ha fatto durante le vacanze? (…) ora che le nostre azioni sono concrete e danno frutti, i religiosi agiranno con maggior durezza contro di noi e contro le nostre famiglie”.

Chi parla è Behsad, il protagonista maschile di “Di notte tutto è silenzio a Teheran” della scrittrice tedesca di origini iraniane Shida Bazyar, edito in Italia da Fandango Libri. Behsad nel 1979 è un giovane comunista che avversa il potere dei religiosi e della sua polizia, i Pasdaran o guardiani della rivoluzione. Le sue idee controrivoluzionarie lo portano ad agire in clandestinità con i suoi compagni ed è in una delle riunioni del suo gruppo che conosce Nahid, la donna di cui si innamorerà, che sposerà e con la quale formerà una famiglia. Una famiglia che presto sarà costretta a lasciare il Paese, a fuggire in Europa, approdando in una Germania così distante, non solo geograficamente, dal loro mondo e dalla loro cultura. Eppure, non hanno alternativa, la fuga e l’esilio sono la via di salvezza per loro e per i loro due figli, Laleh e Morad, ai quali si aggiungerà la terzogenita Tara, nata in Germania.

Il romanzo procede per decenni, quindi dopo le vicende di Behsan nel 1979, segue il racconto di Nahid nel 1989, quando ormai sono già in Europa e vivono in un contesto che avvertono come estraneo, incapaci di integrarsi fino in fondo, a volte infastiditi dalla compassione che leggono nei gesti e nelle parole anche di quelle persone che gli sono più vicine, quei nuovi amici che poco o nulla conoscono del loro Paese, di quell’Iran lasciato preda del regime teocratico, dopo una rivoluzione per loro fallimentare, che gli aveva fatto intravedere nuove speranze e nuovi orizzonti dopo la cacciata dello Scià. Il decennio successivo, il 1999 è quello di Laleh, la figlia maggiore, adolescente che si integra nella società tedesca ma che guarda sempre con curiosità e scetticismo a quell’Iran di cui poco si parla, se non nelle telefonate con i parenti e che finalmente potrà conoscere nel corso di una breve vacanza estiva. Il 2009 è il decennio di Morad, detto Mo. Studente universitario sembra infastidito dalla curiosità che le sue origini suscitano nei suoi amici. Lui si sente tedesco, non ha nulla da spartire con il paese dei suoi genitori, ma succedono cose che inevitabilmente lo riportano a quel contesto, che gli fanno chiedere quali siano i sentimenti di suo padre che non è mai potuto rientrare in patria, suo padre che continua a sentirsi un estraneo nel paese che lo ha accolto.

L’epilogo della storia è affidato a Tara, l’ultima figlia, che ha superato la condizione di figlia di esuli ma che rivendica con orgoglio le radici, anche attraverso l’indissolubilità dei legami familiari.

La narrazione in prima persona coinvolge chi legge al punto da palpitare ogni volta che una brutta notizia si profila all’orizzonte: le riunioni clandestine, la fuga, le notizie di amici spariti e poi riapparsi dopo la prigionia nel famigerato carcere di Evin, la morte di altri di loro che non si sono piegati al regime.

Una narrazione dalla quale emerge, soprattutto nei personaggi adulti, Behsad e Nahid, il rimpianto di essere fuggiti, di aver codardamente preferito una vita sicura alla lotta per la libertà del proprio paese. Ma nello stesso tempo, una narrazione che ci riporta alla più stretta attualità, a quella necessità di fuga generata da guerre, violenze, torture e persecuzioni. L’autrice, figlia di esuli iraniani in Germania, non può che rappresentare in maniera lucida e realistica, la propria esperienza e quella di quanti come lei si sono ritrovati a vivere un altrove non scelto, ma imposto dalla Storia e dalla impossibilità dei singoli a piegare quella Storia verso un’altra direzione.

Il romanzo è entrato nella shortlist, dell’International Booker Prize 2026.

Articolo di Beatrice Tauro

 

Titolo: Di notte tutto è silenzio a Teheran

Autrice: Shida Bazyar

Editore: Fandango Libri, 2023

Pagine: 270

Prezzo: € 19,00

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