L’attore statunitense torna sul grande schermo con Avatar: Fuoco e Cenere, terzo capitolo della saga diretta da James Cameron, in uscita il 17 dicembre.
Durante la sua visita a Milano per presentare il film, Stephen Lang – che interpreta ancora una volta il colonnello Miles Quaritch – ha riflettuto sul momento storico attuale, rispondendo a una domanda sulla speranza per il futuro del pianeta.
“Ho letto un po’ della storia di questa città. Credo che nel 1942 o nel 1943 qui si vivesse una profonda mancanza di speranza: la situazione era davvero drammatica. Eppure ne siete usciti, e la nazione ha ricominciato a prosperare. La storia dell’umanità è fatta di un passo avanti e due indietro, ma ciò che alla fine prevale è il nostro senso di ottimismo. Per questo confido che riusciremo a superare l’oscurità che il mio Paese – gli Stati Uniti – sta attraversando, così come il resto del mondo. Voi in Italia avete conosciuto il fascismo, mentre il mio Paese lo sta imparando”.
Il tema della speranza, insieme a quelli dell’ambiente, dei conflitti e del colonialismo, è centrale in Avatar: Fuoco e Cenere, come ha sottolineato anche James Cameron durante la conferenza stampa di Parigi. “È un film che parla della cenere lasciata dal lutto: del dolore, della perdita, del trauma. Ma racconta anche la capacità di guarire e di spezzare il ciclo di violenza generato dall’odio”.
Le attrici Zoe Saldaña e Sigourney Weaver hanno evidenziato come emozioni e crisi narrate nel film rispecchino fedelmente l’attualità globale.
Un ruolo fondamentale nella storia lo gioca inoltre la famiglia. Sam Worthington, interprete di Jake Sully, spiega: “Avatar è maturato, mettendo la famiglia al centro. I primi due capitoli condividevano lo stesso Dna, mentre qui l’universo si espande e la narrazione assume nuove sfumature. Le sfide ora sono la guerra, il pianeta che cambia. Anche noi, sulla Terra, affrontiamo un periodo complesso. Per questo Avatar: Fuoco e Cenere parla a tutti: insegna che la nostra unica salvezza è l’amore reciproco. Siamo connessi, legati, indipendentemente da dove siamo nati o dove viviamo”.