“Adua si stupiva sempre di come, nonostante i pensieri notturni amari e dolorosi, al mattino – affacciandosi alla finestra – il resto del mondo fosse uguale alla sera prima. Mentre lei macerava nei dispiaceri, la gente andava avanti come sempre, come se nulla fosse, come se il suo dolore non esistesse. Sapeva che era una cosa che valeva per tutti, ma si meravigliava lo stesso. Aveva l’impressione di essere l’unica al mondo veramente disgraziata, ma poi si diceva che di certo ogni persona che incontrava per strada aveva i suoi brutti pensieri e, come del resto faceva anche lei, si tirava a campare lo stesso”.
Fin dove può arrivare la forza di una donna? Dove arriva la resilienza di fronte al dolore, alle sofferenze ripetute, all’avverso destino? Sono gli interrogativi che suscita il nuovo romanzo di Flora Fusarelli “Adua del lampionaio” edito da Arkadia. L’autrice prosegue il suo percorso di approfondimento e analisi dell’universo femminile, già intrapreso con le sue due precedenti opere. Le protagoniste femminili dei romanzi di Flora Fusarelli sono donne speciali, forti, che affrontano la vita con il cuore aperto e le braccia spalancate. Ma quella loro forza è sufficiente a far fronte alle innumerevoli disgrazie di cui il destino lastrica il loro percorso di vita? A sorreggere quei pesanti fardelli di cui devono farsi carico, troppo spesso da sole?
Adua, la protagonista di questo nuovo romanzo, è una bellissima bambina, appartenente a una famiglia di poveri disgraziati che vivono in un piccolo paese dell’entroterra abruzzese. Insieme alla sorella Nilde completano la famiglia altri quattro fratelli più piccoli. Biagio, suo padre, è il lampionaio del paese: porta la luce, come dice la bambina che lo segue nella realizzazione di quella piccola magia quotidiana. Ma la spensieratezza che tutto sommato si vive in famiglia viene presto spezzata da eventi tragici, in primis il tremendo terremoto che scosse e distrusse la Marsica (zona interna dell’Abruzzo, ndr) nel 1915, nel corso del quale Adua perde l’amato padre e tre dei suoi piccoli fratelli. La madre era morta poco prima, all’improvviso, lasciando la famiglia nel dolore e nello sgomento.
I ripetuti lutti, il dolore per la sorte della sorella Nilde andata in moglie a un uomo violento che la riempie di botte tutti i santi giorni, la pazzia del fratello Nicola, unico superstite insieme alle due sorelle, la morte di molti giovani paesani partiti per la guerra e mai più tornati. Di fronte a tutto questo Adua sfodera una forza impetuosa che la porta a soccorrere e sostenere tutti, caricando sulle sue spalle di giovane donna le preoccupazioni e i tormenti che le crescono intorno come una giungla fitta e intricata. Ma torna l’interrogativo: fino a che punto una donna può far fronte a tutto il male che sembra rovesciargli addosso il destino? Lo scopriremo nelle pagine conclusive di questo romanzo che, ancora una volta, fa emergere la durezza di certe esistenze: “Forse non c’era alcun limite al peggio e si nasceva solo per soffrire, per espiare colpe mai commesse e per vivere dolori immeritati”.
I temi affrontati nel romanzo sono molteplici e non solo riferiti alla condizione delle donne nelle aree rurali all’inizio del Novecento. La malattia mentale, l’omosessualità, lo sfruttamento del lavoro, la guerra. Elementi di un affresco a tinte fosche dove si muovono i protagonisti di siloniana memoria, quei cafoni di “Fontamara” a cui l’autrice fa riferimento proprio nell’esergo del suo libro.
Un romanzo di forte impatto che coinvolge emotivamente chi legge, che suscita empatia, ma anche rabbia e senso di impotenza. Forse la stessa che alla fine ha fagocitato Adua, stremata dalla vita e dal destino.
Articolo di Beatrice Tauro
Titolo: Adua del lampionaio
Autrice: Flora Fusarelli
Edizioni: Arkadia, 2026
Pagine: 103
Prezzo: € 14,00